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Nel marzo 2012 un tale Michael Dubin, all’epoca un perfetto sconosciuto, pubblicò su YouTube un video di 90 secondi girato dentro un magazzino, intitolato «I nostri rasoi sono fottutamente buoni».
Costo di produzione: circa 4.500 dollari.
Nelle prime 48 ore si abbonarono 12.000 persone, carta inserita, senza aver mai visto né toccato il prodotto; nella prima ora il server andò giù per il troppo traffico.
L’attività era Dollar Shave Club, fondata nel 2011 da Dubin insieme a Mark Levine: un abbonamento che ti recapitava i rasoi a casa a partire da pochi dollari al mese.
L’high level concept stava in una riga, e cioè : smettere di pagare un capitale per rasoi pieni di funzioni che nessuno usa.
Il dettaglio che riguarda la Proposta è questo.
Dollar Shave Club non aveva affatto un prodotto migliore: le lame non le fabbricava nemmeno, le ordinava da un’azienda coreana, la Dorco.
Di fronte si ritrovava Gillette, che presidiava il mercato con budget pubblicitari da centinaia di milioni e gli scaffali di mezzo pianeta.
Quel video, però, convertì come pochi, perché diceva la cosa giusta alla persona giusta: chiunque fosse stufo di pagare 20 dollari per un rasoio con tanto di torcia incorporata si riconobbe, e si abbonò sul momento.
Negli anni seguenti la quota di Gillette scese da circa il 70% (2010) al 54% (2016); Dollar Shave Club, nel 2016, contava 3,2 milioni di abbonati, e finì comprata da Unilever per 1 miliardo di dollari in contanti. 😳
La cosa vale uguale per chi non spedisce niente a casa di nessuno e fattura 10.000 euro al mese invece di milioni.
Adesso ricorda.
Un’offerta detta in modo chiaro e costruita sul problema vero di chi la deve comprare batte quasi sempre un’offerta.
Tecnicamente migliore ma raccontata male, e lo fa molto prima che si arrivi a discutere di prezzo.
Ora prenditi questo framework applicativo.
Come capire i tuoi numeri in cinque minuti
Abbiamo preparato un foglio compilabile che fa il lavoro al posto tuo usando solo tre dati degli ultimi 90 giorni:
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i lead / contatti ricevuti;
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le trattative reali avviate (preventivi, proposte, call arrivate a un sì o a un no);
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i clienti acquisiti.
In cambio, il foglio ti restituisce in automatico:
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il tuo Conversion Rate complessivo;
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il tuo Win Rate;
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il tasso di ingaggio, cioè quante persone arrivano davvero alla trattativa;
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la leva prioritaria su cui lavorare (Proposta, attrazione, oppure scalare);
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tre azioni concrete per i prossimi 90 giorni, diverse a seconda di dove perdi le persone.
👉 SCARICA IL CALCOLATORE QUI
Quando hai i numeri davanti, parti dal Win Rate.
Se è basso, sai già che il lavoro dei prossimi 90 giorni è sull’offerta e non sui contatti; e te lo dice un foglio, senza dover aspettare la fine del trimestre per accorgertene.
Venerdì prossimo passiamo alla terza P del nostro Metodo (Prodotto), con due metriche che misurano cosa succede dopo il primo sì: se le persone che hai conquistato restano e usano davvero quello che gli hai venduto.
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