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Cinque Minuti Per Sapere Quanto Puoi Spingerti Senza Perderci.
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Ciao ,

6.980.000.000


Questa cifra rappresenta il PIL delle Maldive del 2024.


E rappresenta anche la spesa media annuale in pubblicità e marketing di un colosso che opera nel turismo.


Ma se ti dicessi che uno dei segreti che l’hanno portato al successo risiede nel testo di questa newsletter?


O farai la fine di questo bambino alle Maldive (anche se ricorda più la riviera romagnola 🤣)?


 

 

Torniamo a noi...


Una regola sola, applicata da vent’anni con una fedeltà quasi noiosa e che entra comodamente in una riga di Excel.


Direi che vale la pena darci un’occhiata.


Cosa troverai in questa MYLetter?

  • i due numeri che ti dicono quanto ti costa portare a casa un cliente e quanto, al massimo, puoi permetterti di spenderci;

  • il caso Booking, ovvero il meccanismo con cui decidono al centesimo quanto offrire a Google per ogni singola ricerca;

  • un foglio compilabile da scaricare per scoprire, in cinque minuti, fino a che cifra puoi spingerti senza rimetterci su ogni cliente.

Cosa ottengo io alla fine di tutto questo? 😉


Il tetto massimo che puoi spendere per acquisire un cliente restando in attivo, e tre mosse concrete da fare nei prossimi 90 giorni a seconda di quanto sei vicino a quel tetto.


«Alla fine, vince l’attività che può permettersi di spendere di più per acquisire un cliente.»

— Dan Kennedy


Suona spavalda, ma in fondo è solo contabilità. 


Chi conosce con precisione quanto vale un cliente sa anche quanto può pagare per averlo, e di conseguenza dove fermarsi. 


La quarta P del nostro Metodo, la Pre-vendita, sta tutta qui:

prima di riempire il calendario di clienti, conviene sapere se ognuno ti lascia più di quanto ti è costato.


Ora scopri quanto spendi e quanto puoi spendere


Il CAC, costo di acquisizione cliente, è la cifra che ti serve per portarne dentro uno: prendi tutto quello che spendi in vendite e marketing in un periodo e lo dividi per i clienti nuovi che hai acquisito. 


Se in tre mesi hai speso 6.000 euro e sono arrivati 20 clienti, ognuno ti è costato 300 euro.


Fin qui è il numero che, in un modo o nell’altro, già tieni d’occhio.


Da solo, però, non ti dice se 300 euro sono tanti o pochi.


A dirtelo è il secondo numero, il MPCAC, cioè il massimo che ti puoi permettere di spendere per acquisire un cliente. 


Si ricava dal margine che quel cliente ti lascia: decidi quanta parte di quel margine vuoi tenerti come profitto, e il resto è quello che puoi reinvestire per acquisirlo.


Se un cliente ti lascia 400 euro di margine e vuoi tenerne almeno il 40% come guadagno, puoi spingerti fino a 240 euro per portarlo a casa.


Adesso mettili uno accanto all’altro.


Con un CAC di 300 euro e un tetto di 240, stai pagando ogni cliente 60 euro più di quanto puoi permetterti, e ogni nuova acquisizione, invece di avvicinarti al profitto, te ne allontana.


Cosa mettere dentro i due numeri cambia a seconda di chi sei:

  • per un freelance, il CAC è quanto investi in tempo e strumenti per trovare un cliente, il margine è quello che ti resta dopo aver tolto i costi vivi del lavoro;

  • per uno startupper, il CAC sono i soldi spesi per acquisire un utente pagante (FFF e investitori a parte), il margine è quanto ti lascia al netto di quanto costa servirlo;

  • per una PMI, il CAC è la spesa commerciale e di marketing divisa per i nuovi clienti, il margine è il margine di contribuzione su un cliente medio, prima delle spese fisse.

Qui quasi tutti cadono nello stesso errore:

si fissano sul CAC e provano ad abbassarlo a ogni costo, tagliando annunci e budget.


Un CAC alto non vuol dire granché finché resta sotto il tetto.


Il problema è che quel tetto, il MPCAC, quasi nessuno lo calcola, e così si finisce a limare la spesa per paura, quando sarebbe bastato sapere fin dove ci si poteva spingere.


Ora scopriamo...


Come Booking è passata da «indovina il prezzo» a regina delle aste di Google


 

 

Booking non è sempre stata il colosso che è oggi.


È nata nel 1997 come Priceline, quella degli spot con William Shatner e del «fai tu il prezzo»: offrivi una cifra per un volo o una stanza, e speravi che qualcuno la accettasse.


Nel 2003 fatturava 863 milioni di dollari, un peso piuma accanto a Expedia, che ne faceva quasi il triplo.


La svolta arrivò nel 2005, quando comprò per circa 133 milioni di dollari una piccola azienda olandese, Booking.com, e ci ribaltò sopra il modello: niente più aste alla cieca, ma prezzi chiari e una commissione all’albergo solo a prenotazione avvenuta.


È considerata una delle acquisizioni più redditizie nella storia di internet.


Nel 2010 Priceline aveva già scavalcato Expedia ed era il più grande servizio di prenotazione alberghiera al mondo.


Da lì la crescita è passata quasi tutta da un posto solo: Google.


Se cerchi «hotel a Lisbona», buona parte degli annunci in cima li ha pagati Booking Holdings, il gruppo che oggi tiene insieme Booking.com, Priceline, Agoda e Kayak. Per dare la misura, basta un solo trimestre, il terzo del 2018:

  • 1,3 miliardi di dollari spesi in pubblicità a performance in tre mesi;

  • oltre l’80% finito su Google, secondo le stime di un analista di RBC;

  • da sola, più del 3% di tutto l’incasso pubblicitario di Google in quel trimestre.

La domanda che viene spontanea è come si facciano a spendere cifre del genere e restare tra le aziende internet più profittevoli del pianeta.


La risposta è il MPCAC, applicato in modo quasi maniacale.


Booking sa, ricerca per ricerca, quanto vale in media una prenotazione che nasce da quella parola: «hotel a Lisbona» vale una certa cifra, «bed and breakfast economico a Rimini» un’altra.


Per ogni ricerca offre al massimo fino a quanto quella prenotazione le rende, mai un centesimo di più.


È qui che quasi tutti gli altri inciampavano.


Senza quei numeri si va a sensazione: c’è chi si spaventa e lascia perdere le ricerche che contano, c’è chi si esalta e paga una prenotazione più di quanto renda, bruciando soldi a ogni clic. Booking no.


Trattava ogni ricerca come un conto a sé, la aggiornava di continuo coi dati, e si fermava dove doveva.


Così vinceva l’asta quasi ovunque senza mai uscirne in perdita.


Non serve gestire miliardi perché valga lo stesso, cambia solo la scala.


Anche con 500 euro al mese, se conosci il tuo tetto investi con la testa e non con la pancia: sai fin dove puoi spingerti, e ti fermi lì.


Ora prenditi il framework applicativo da applicare ai tuoi numeri in cinque minuti



 

Abbiamo preparato un foglio compilabile che fa il lavoro al posto tuo.


Gli dai tre dati di un periodo:

  • quanto hai speso in vendite e marketing;

  • quanti clienti nuovi hai acquisito;

  • il margine medio che ti lascia un cliente, su un orizzonte che ti senti di garantire.

Poi decidi una cosa sola: quanta parte di quel margine vuoi tenerti come profitto. In cambio il foglio ti restituisce:

  • il tuo CAC;

  • il tuo MPCAC, cioè il tetto che puoi permetterti;

  • quanto è vicino il tuo CAC a quel tetto;

  • la zona in cui ti trovi (in perdita, margine risicato, spazio per crescere);

  • tre azioni concrete per i prossimi 90 giorni, diverse a seconda della zona.


👉  SCARICA IL CALCOLATORE


Il numero su cui fermarti è il MPCAC: il tetto oltre il quale ogni cliente che acquisti ti costa più di quanto rende. Tienilo davanti ogni volta che decidi quanto investire in acquisizione.


Venerdì prossimo passiamo alla quinta P del nostro Metodo (Persone), con due metriche che spostano lo sguardo dai clienti a chi lavora con te, perché un’attività che perde di continuo le persone giuste si ferma molto prima di quanto dicano i conti.



 

👉 SCARICA IL CALCOLATORE

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MILANO il 23 Giugno

🕟 Ore 18:30

📍21 House Of Stories CITTÀ STUDI. Via Enrico Nöe, 24 – Milano.



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TORINO il 23 Giugno

🕟 Ore 18:30

📍Combo Torino. Corso Regina Margherita 128, 10152 Torino


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